Wagner Richard

Il Vascello Fantasma

Questa registrazione in studio (Londra, Abbey Road, stereo, 1968) è semplicemente meravigliosa, oltre che leggendaria (è stata ripubblicata innumerevoli volte, ad esempio:
Tutto qui è pressoché perfetto: i solisti, il direttore, l’orchestra, il coro e, a dispetto, dell’età, anche la resa sonora.
Theo Adam (n. 1926) è un Olandese superbo e, raramente eguagliato, dà voce, consistenza ed anima ad un ruolo drammaturgicamente impegnativo, la cui profonda umanità è tragicamente sospesa in una dimensione infernale, al contempo reale e sovrannaturale.
Adam è all’apice della propria maturità vocale ed interpretativa e non solo canta eccezionalmente bene, ma, quasi magicamente, riesce a materializzare il disperato e affascinante Höllander lì, nella stessa stanza dove state ascoltando l’opera!
Devo però aggiungere che questa sensazione di annullamento del diaframma della riproduzione elettro-acustica caratterizza questa edizione nel suo

complesso.
Anja Silja (n. 1940) è una Senta eccezionalmente convincente. Non tutti amano il suo particolare timbro vocale, ma la soprano tedesca canta veramente bene e la sua voce è esattamente ciò che serve per dare vita e credibilità alla visionaria, ma volitiva e sicura, sensibilità di Senta al richiamo del sovrannaturale, che, misteriosamente, le indica il suo vero destino.
La sua interpretaziome è semplicemente stupefacente, ponendo le sue indiscutibili doti virtuosistiche completamente al servizio del senso drammaturgico del ruolo.
Lei e Theo Adam riescono pienamente a conseguire il difficile compito di rendere credibili ed emotivamente coinvolgenti i loro meravigliosi “dialoghi”.
Il “gigante” Martti Talvela (1935-1989) è veramente nella parte e il suo Daland – capitano norvegese, padre di Senta – è vivo e convincente. Talvela è inoltre particolarmente abile nel dare l’impressione di essere più anziano di Adam- Höllander.
Anche il basso finlandese è all’apice delle proprie forze interpretative e riesce a rendere alla perfezione il non completamente lineare carattere di Daland: esperto e attento capitano, uomo vivace e padre amorevole, ma anche un po’ troppo semplice materialista, nell’accettare il tesoro offertogli dall’Olandese in cambio del proprio tesoro, l’amatissima figlia, non accorgendosi dei segni premonitori che lo circondano. Senza esitazione licenzia Erik come pretendente di Senta (in ogni caso non così bene accetto, in quanto cacciatore e non uomo di mare), anche se, a dire il vero, non sembra intenzionato a forzare più di tanto la volontà della figlia. Né ha il tempo o l’occasione di farlo, essendo tanto immediati il reciproco “riconoscimento” e l’attrazione delle due anime predestinate.
Insomma, Daland continua ad interpretare con le proprie categorie del reale (matrimonio-ricchezza-benessere materiale) una vicenda che invece avviene nel piano ultraterreno di amore-riscatto-trasfigurazione.
La robusta vivacità di Talvela è esattamente quanto necessario a regalarci un indimenticabile Daland, superbamente cantato ed interpretato.
Ernst Kozub (1924-1971) presta la sua bellissima voce ad Erik. A mio parere la sua interpretazione è eccellente.
Talvolta la critica giudica la sua performance con qualche riserva. Tutti riconoscono la naturale bellezza della sua vocalità, ma, al contempo, qualcuno evidenzia in Kozub una qualche limitazione musicale, in particolare dal lato del solfeggio.
Io credo che qualche ecceso critico sia influenzato dall’ombra lasciata sulla sua

carriera dai problemi incontrati durante la registrazione di Siegfried, all’interno del celebre progetto wagneriano Culshaw-Decca-Solti, tali da obbligarlo a cedere il ruolo al più esperto e bravissimo Wolfgang Windgassen (1914-1974). E’ molto difficile valutare in che misura tali difficoltà derivassero dalla sua cagionevole salute o da limiti nelle sue capacità musicali. Certo è che Kozub, per Culshaw, era la prima scelta e che egli aveva già inciso, come Tamino, il Flauto Magico, nel 1955, con Solti e un cast stellare (Grümmer, Köth, Fricks, Ambrosius, Steffek), dunque … .
Probabilmente Kozub, a causa della instabile salute e, forse anche, di un non istintivo senso del solfeggio (peraltro non così raro in tenori anche più celebri), necessitava di un tempo maggiore per preparare la parte, non certo elementare, di quello concessogli per il Siegfried.
Comunque, senza dubbio, la sua voce è veramente magnifica – piena, calda, morbida e mai sforzata – ed è unita, anche qui, a capacità interpretative di prima qualità.
Nello stesso 1968, registrò anche un meraviglioso Die Freischütz televisivo – assieme, tra gli altri, a Frick, Saunders e Mathis – dove canta molto bene e rende ancor meglio il fragile carattere di Max.
Annelies Burmeister (1928/30?-1988) è una eccellente e convincente Mary, della quale riesce a rendere pienamente l’indole pratica e realista, creando così il necessario contrasto, musicale e drammaturgico, con quello visionario ed ultra- sensitivo di Senta.
Gerhard Unger (1916-2011), al contrario dei meno fortunati Talvela, Kozub e Burmeister, ebbe eccezionale longevità, anche artistica (può essere considerato il contraltare tedesco del nostro grande Piero De Palma). Cantò ed incise con molti dei più celebrati direttori. Con Klemperer, era già stato Monostatos nella celebre incisione del Flauto Magico del 1963.
Qui è il più anziano del cast, ma il suo Steuermann è invece fresco, vividamente giovanile e presenta una articolazione vocale particolarmente chiara e nitida. Con percepibile solidità e sicurezza completa perfettamente il già robustissimo cast.
L’intero cast (eccetto Talvela, ma, due anni dopo questa incisione, il Senato di Berlino Ovest gli conferì il rango onorario di Kammersänger e, in generale, spesso la sua interpretazione è considerata la migliore di questa edizione) è tedesco e questo, in Wagner, ha il suo peso.
Ma la vera anima di questa performance è ovviamente Otto Klemperer (1885- 1973).

Molti critici considerano questa interpretazione una delle sue migliori, assieme alla Seconda Sinfonia e al Das Lied von der Erde di Mahler, unitamente alla Terza Sinfonia di Beethoven.
Qui raccogliamo tutti i frutti della sua eccelsa maturità artistica. In qualche modo trova conferma l’idea, esplicitamente suggerita anche da Claudio Arrau (1903-1991), che l’età non solo non riduca la capacità di provare passione, ma che, al contempo, conduca a interpretazioni più calde, libere (ma non più arbitrarie, quanto invece svincolate dai rituali dell’Ego) e maggiormente sentite nell’intimo.
Di fatto, qui Klemperer appare particolarmente coinvolto e potentemente appassionato, al contempo mantenendo il tutto coerente con tecnicismi di altissimo livello.
Il risultato è che ci si sente letteralmente investiti ed avvolti da una potente ondata di ricche sonorità, che immerge la nostra anima in una nuova dimensione, dove ciò che si ascolta accade realmente e spiritualmente.
La New Philharmonia Orchestra è qui stupefacente per precisione, attenzione ed empatico coinvolgimento.
Forse il Coro della BBC lavora un gradino al di sotto, ma, comunque, la sua performance è calda e sentita e ottiene l’effetto necessario.
La resa sonora è di qualità eccellente, anche in confronto con registrazioni molto più recenti.
La caratteristica più riuscita è il perfetto equilibrio, così raro, tra gli elementi vocali ed orchestrali. Solo sporadicamente, e in particolare nel numero principale di Kozub/Erik nel Terzo Atto, le voci dei solisti sembrano un po’ troppo distanti.
Altri effetti posizionali, ad esempio i cori contemporaneamente provenienti dalle due navi, sono invece molte ben gestiti e apportano profondità ed una credibile tridimensionalità.
Qui la EMI era già uscita dalla c.d. “era Legge” (notoriamente Walter Legge non era molto propenso a dare spazio ai tecnicismi della stereofonia) e, riguadagnando il terreno perduto sulla Decca, ne viene fuori con un risultato decisamente superbo.
I dettagli sono chiaramente e distintamente udibili ed il tutto è al contempo avvolgente e ben definito; ma ciò, ovviamente, è anche dovuto alla eccezionale precisione qui messa in campo dalla New Philharmonia.
Non è facile dire se questa registrazione sia la migliore di sempre, ma, a mio parere è quella che presenta più punti di forza e quasi inesistenti punti di debolezza.

Altre edizioni, più che altro in relazione a gusti strettamente personali, potrebbero essere considerate “superiori” in uno o due elementi: Hans Hotter (con Krauss o Reiner o Schüchter), George London (con Keilberth o Sawallisch, o Doráti o Böhm), Franz Crass (con Sawallisch), Dietrich Fisher- Dieskau (con Konwitschny) nel ruolo dell’Olandese; Astrid Varnay (con Keilberth o Knappertsbusch), Leonie Rysanek (con Sawallisch o Doráti o Böhm) nel ruolo di Senta; Josef Greindl (con Fricsay o Sawallisch), Gottlob Frick (con Konwitschny) nel ruolo di Daland, etc. Ma già da queste poche note, e aggiungendo le Orchestre e i Cori, la qualità sonora molto variabile, la distinzione tra registrazioni in studio, live o radiofoniche, ci si trova di fronte ad una matrice di possibilità e di giudizi, la cui miglior soluzione credo sia proprio rappresentata da questa edizione, che, quindi, sicuramente consiglio come primo acquisto.
Poi, chiaramente, ascoltare anche l’Olandese del grande Hotter, o la Senta della Varnay, (ma si faccia attenzione alla diversissima qualità sonora, anche tra le diverse edizioni della stessa esecuzione) non potrà che essere una esperienza piacevolissima e di arricchimento dei propri parametri di giudizio
Come sempre, in questa collana EMI, il libretto (in tedesco, inglese e francese) è sul CD aggiuntivo o è scaricabile dal sito EMI Opera. Imperdibile!

Con lo sconcertante tipico understatement dell’etichetta gialla per il proprio direttore Giuseppe Sinopoli, nel 1998 è uscita questa splendida edizione dell’Olandese volante a distanza di sette anni dalla registrazione effettiva, avvenuta a Berlino con i complessi della Deutsche Oper.
L’Olandese è qui il baritono Bernd Weikl, non più giovanissimo ma sempre dignitoso, eppure nel complesso un po’ squadrato e legnosetto. Molto buono anche tutto il resto del cast, dalla Senta di Cheryl Studer, esile ed elegiaca ma prontissima all’acuto, e al di lei padre Daland, l’esperto Hans Sotin (il cui timbro non scurissimo si amalgama con quello di Weikl nel primo atto in modo sconcertante ed inedito).
La parte piccola ma tremendamente insidiosa di Erik è affidata a quel fuoriclasse di Placido Domingo, che a dire il vero non se la cava proprio egregiamente vista la tessitura acuta ma regala il suo timbro peculiare ad un personaggio mai più affrontato. Domingo è sommo artista e non lo si vuole (si può?) criticare per questa registrazione, tuttavia sono stati a lui più congeniali altri ruoli wagneriani (Parsifal, Lohengrin, Tristan, per dirne alcuni) e, insomma, viene il sospetto che abbia cantato il ruolo di Erik “pel piacer di porlo in lista”.
Probabilmente più a suo agio sarebbe stato l’altro tenore, il timoniere cantato da Peter Seiffert, splendido di slancio e di timbro e difatti promosso a parti più
onerose in altre incisioni coeve.
Con un cast così eterogeneo eppur d’effetto, il plauso va alla magnifica direzione di Giuseppe Sinopoli, che grazie ad un’orchestra molto buona ma non ottima scava nella partitura per farne affiorare non le tempeste romantiche ma i conflitti più “borghesi” di questi rapporti umani, gravati da un certo fatalismo più intimamente psicologico che divino. Ne risultano una concertazione lucidissima e nuova senza essere fredda (sospetto tuttavia non fugato dal cast), tempi stringati ma mai superficiali, insomma un’interpretazione ottima che va conosciuta assolutamente. Se siete in cerca di una visione più densa ed oscura, più tradizionale, o più “Sturm-und-Drang”, c’è sempre la magnifica registrazione di Otto Klemperer.
La qualità audio è molto buona con grande risalto delle voci sulla massa strumentale. Il cofanetto contiene il libretto con saggi anche in italiano. Altamente raccomandato.

Questa registrazione merita molta più attenzione di quella che ha. La nuova rimasterizzazione qui ha reso il suono di questa registrazione incredibile. La dinamica e il dettaglio sono sorprendenti. Il cast è eccezionale. Un potente olandese dalla voce potente e un appassionato Senta. Il resto del cast è altrettanto buono. E questa è la versione rivisitata in cui Wagner ha aggiunto alla musica di redenzione alla fine. Un MUST a mio parere molto valido. Raccomandato.