Wagner Richard

Ouvertures

Registrazioni eseguite dal 1962 al 1987 e rimasterizzazione effettuata nel 1994.

Richard Wagner
Preludi e ouvertures

È curioso constatare che i 2 più grandi innovatori dell’opera del 19o secolo nacquero a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro: Wagner il 22 maggio 1813; Verdi il 10 ottobre… Tutt’e due, con il genio del proprio patrimonio culturale e del carattere personale hanno rivoluzionato il discorso musicale dell’arte lirica. A tale proposito l’esempio di Wagner vale la pena di venire approfondito. Le sue ouvertures mirano in realtà a preparare l’ascoltatore allo spettacolo che seguirà, a creare un’atmosfera d’emozioni, d’attesa. Una concezione che già avevano intravisto Gluck, Mozart, Beethoven e Weber, ma che Wagner conduce all’estrema perfezione.
Senza dubbio egli non arrivò d’un tratto a questa sintesi. Le sue primissime

opere (Das Liebesverbot, Die Feen) presentano ancora i caratteri di Spontini e Meyerbeer – caratteri che Wagner conosceva molto bene per aver diretto le opere di quest’ultimo circa 140 volte… Ma a partire dal 1840, con il Rienzi inizia una svolta. Se il discorso è ancora carente di stile personale, la “preghiera” del tribuno nel lento iniziale, l’esortazione alla rivolta, alle trombe, il grido dell’adunata del protagonista, o l’evocazione dell’amore che unisce Irene e Adriano, sono tanto anticipazioni dello svolgimento dello spettacolo, cardini, se non chiavi per immaginare ciò che accadrà. Con Der fliegende hollander (1843), Wagner abbandona l’opera di soggetto storico a favore dell’argomento leggendario: scritta per ultima, l’ouverture utilizza perfino lei numerosi elementi dell’opera in un meraviglioso quadro sonoro: personificazione del marinaio, del suo crudele destino, del suo desiderio di morte dal momento che l’amore terreno gli è negato…
Un altro infelice è Tannhauser il quale essendo vissuto alla corte di Venere (il “Baccanale”) si sforza di redimersi andando in pellegrinaggio a Roma: il Papa gli rifiuta l’assoluzione, ma egli infine sarà salvato dal puro amore di Elisabetta, la figlia del langravio. Anche qui rappresentazione di una maestria straordinaria, che anticipa le grandi opere successive al 1850.
Lohengrin è proprio la prima di esse, e l’ultima opera “classica” del musicista. Opera di transizione dunque, in cui a partire dal “preludio” (e non “ouverture”, scelta assai significativa) si manifesta lo spirito del Graal che scende dolcemente sulla Terra, pervade l’anima di coloro che ricevono l’Eucarestia prima di ritornare nell’etere… Quindici anni dopo (1865) appare lo straordinario Tristan und Isolde, nel quale fin dall’inizio un mistero – quello dell’amore, della morte – racchiude i temi della Confessione e del Desiderio.
Invenzione sublime, esito di cinque secoli di musica tonale, il cui potere di seduzione vi risiede tutt’oggi altrettanto pregnante, altrettanto innovatore. Ritorno al preludio con Die Meistersinger von Numberg (1868), ma magnifico intermezzo con L’idillio di Sigfrido (1870), composto per il compleanno di Cosima. E si giunge alle vette: la Marcia funebre di Sigfrido (1876) di una tragicità senza fine che eleva ulteriormente la sobrietà del discorso; infine Parsifal (1882) nel quale quattro Leitmotive partecipano alla solennità misteriosa dell’opera, decisamente una delle più irresistibili di tutto l’universo sinfonico di Wagner…

Jean Gallois
Traduzione DECCA 1994 Monica Rosolen

Sir Georg Solti