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BIBLIOGRAFIA

 

SPECIALE INVITO A CONCERTO

 

 

Richard Wagner

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Come il nome di Giuseppe Verdi ha rappresentato la summa e
la chiave di volta per l’opera italiana ottocentesca, così il nome
di Richard Wagner è stato il culmine e la sintesi del romanticismo tedesco.
La rivoluzione teorica portata da Wagner nel dramma musicale
nel nome dell'unità dell'arte, ha condotto alla dissoluzione della tonalità.
Lo sforzo di rompere le forme tradizionali dell'opera per
raggiungere l'omogeneità tra la parola, suono e dramma
e la ricerca della cosiddetta "melodia infinita" vanno oltre l'abolizione
di quelli che erano il recitativo, l'aria, il duetto, i concertati, ecc. ma procedono, attraverso un tessuto armonico estremamente complesso, in continue modulazioni, nel quale la voce ne fa parte inscindibile in un
inesausto procedere di emozioni musicali.
Da un punto di vista scenico, l'opera di Wagner è essenzialmente statica;
il dramma, più che da un succedersi di situazioni teatrali,
è dato dall'evoluzione dialettica delle idee.
Il recitativo, il principale mezzo di racconto dell'opera tradizionale,
si suddivide tra canto e orchestra.
L’itinerario musicale di Wagner parte da quelli che possono essere
definiti i primi esercizi di stile, ovvero "Die Feen" ( “Le fate”,1883, prima rappresentazione 1888), che guarda al mondo dell'opera romantica
di stile fantastico, "Das Liebesverbot" ("Il divieto d'amare", 1836)
e "Rienzi" (1842), nel quale Wagner assimila l'operismo francese e italiano.
Con "L'olandese volante" (1843) si apre la strada al Wagner autore drammatico: partendo dall'’” Olandese”, attraverso "Tannhauser" (1845)
giunge al "Lohengrin" (1850), stadio fondamentale nella crescita verso la piena maestria. Già mentre lavorava all'orchestrazione del "Lohengrin",
Wagner si era avviato alla composizione de "L'Oro del Reno",
prologo di quella tetralogia che impegnerà Wagner fino al 1876, quando tutto il "Ring", "Die Walkure" ("La Valchiria"), "Siegfried" ("Sigfrido") e "Gotterdammerung" ("Il crepuscolo degli dei") verrà rappresentato
nella sua interezza.
Il cammino verso il completamento del "Ring" fu lungo e difficile
e più d'una volta il compositore fu sul punto di desistere da
quella folle impresa. Ed è in uno di questi momenti, che Wagner
intraprese la composizione di "Tristan und Isolde" rappresentata
per la prima volta il 10 giugno 1865 a Monaco di Baviera.
Questa è una data fondamentale nella storia del teatro in musica:
è con questa partitura infatti che Wagner rivoluziona i modi del linguaggio, aprendo nuovissimi orizzonti.
"Die Meistersinger von Nurnberg" ( "I maestri cantori di Norimberga"), in cui Wagner affronta la perenne lotta fra la tradizione e l'anelito alla libertà
di creare, è una parentesi lieta nella drammaturgia del compositore,
ben lontana dal "Parsifal" (1832), dramma sacro e dramma
della redenzione, permeato di simbolismi, con il quale Wagner conclude il suo viaggio compositivo.
Non è azzardato dire che il teatro di Wagner sia continuamente
oggetto delle più accese passioni, ma anche di odio altrettanto vivo.
Ad ogni modo, Wagner ha egualmente influito su seguaci ed avversari.
A dispetto di certe apparenze, la più feconda discendenza wagneriana
va forse cercata nella sfera della musica atonale.
Lo stesso "Wozzeck" di Berg, capolavoro dell'opera tedesca
contemporanea, non avrebbe forse mai visto la luce senza "Tristan und Isolde".

 

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